Questo articolo fornisce informazioni generali e non costituisce un parere medico. In caso di dolore all'orecchio, alterazioni dell'udito o vertigini che non passano, è bene rivolgersi a un medico, idealmente con esperienza in medicina subacquea.
I problemi alle orecchie sono il motivo più comune per cui la prima discesa di un nuovo subacqueo va storta, e uno dei motivi più frequenti per cui anche i sub esperti devono saltare un'immersione. La buona notizia è che la compensazione è un'abilità, non un dono. Quasi tutti quelli che riescono a liberare le orecchie in aereo possono imparare a farlo sott'acqua, e la maggior parte delle «orecchie difficili» si rivela un problema di tempismo: il sub ha aspettato troppo, è sceso troppo in fretta o a testa in giù. Questa guida spiega cosa succede dentro l'orecchio, come eseguire ciascuna delle principali tecniche di compensazione, una routine di discesa che previene la maggior parte dei problemi, cosa fare quando un orecchio si rifiuta di compensare e come distinguere una sensazione innocua da un segnale d'allarme.
Perché le orecchie fanno male sott'acqua
L'orecchio medio è un piccolo spazio rigido, pieno d'aria, dietro il timpano. Il suo unico collegamento con l'esterno è la tuba di Eustachio, uno stretto condotto che va dall'orecchio medio alla parte posteriore del naso. Per gran parte della giornata la tuba resta chiusa; si apre brevemente quando si deglutisce o si sbadiglia.
In superficie la pressione dell'aria è uguale su entrambi i lati del timpano. Durante la discesa la pressione dell'acqua aumenta di circa un'atmosfera ogni 10 metri di acqua di mare. Secondo la legge di Boyle, un gas sottoposto a una pressione maggiore occupa meno spazio, quindi l'aria intrappolata nell'orecchio medio si riduce. Poiché le pareti ossee non possono muoversi, il timpano viene tirato verso l'interno. È questa tensione che i sub avvertono prima come pressione e poi come dolore. La soluzione è aprire la tuba di Eustachio e far passare l'aria dalla gola all'orecchio medio finché la pressione sui due lati non torna uguale. Questa è la compensazione.
Il dettaglio cruciale è dove avviene il cambiamento. La pressione raddoppia da 1 bar in superficie a 2 bar a 10 metri, dimezzando il volume dell'aria intrappolata. Passare da 20 a 30 metri porta la pressione da 3 a 4 bar, un salto relativo molto più piccolo. In altre parole, è nella parte bassa della discesa che le orecchie richiedono più attenzione, ed è lì che iniziano quasi tutti i problemi. Secondo il DAN, in alcuni subacquei una differenza di pressione di circa 0,35 bar può bastare a rompere il timpano, e questa differenza si crea già nei primi metri se non si fa nulla.
C'è un secondo motivo per cui il tempismo conta. Quando la differenza di pressione aumenta, i tessuti molli all'estremità della tuba di Eustachio verso la gola vengono schiacciati e si chiudono. Oltre un certo punto la tuba è di fatto bloccata, e soffiare più forte non la apre. I sub che «non riescono a compensare» spesso hanno semplicemente aspettato troppo.
Sei tecniche di compensazione, passo per passo
Tutte le tecniche hanno lo stesso scopo: aprire l'estremità inferiore delle tube di Eustachio per far entrare l'aria. Cambia solo il modo. Il Divers Alert Network (DAN) descrive sei metodi principali. La maggior parte dei sub ne impara uno al primo corso, ma conviene impararne due o tre, perché quello che funziona in una mattina riposata può non funzionare al quinto giorno di una vacanza subacquea.
1. Valsalva
Il metodo classico insegnato nella maggior parte dei corsi. Chiudere le narici (o premere la sacca nasale della maschera) e soffiare delicatamente dal naso a bocca chiusa, come per soffiarsi il naso con le narici tappate. Un leggero «pop» o un clic nelle orecchie indica che l'aria è entrata. Funziona per molti sub, ma ha degli svantaggi: si basa sulla pressione dei polmoni invece che sui muscoli che aprono le tube, è facile soffiare troppo forte, e soffiare forte contro una tuba bloccata può sollecitare l'orecchio interno. Il DAN sconsiglia di mantenere una Valsalva per più di cinque secondi circa.
2. Toynbee
Chiudere le narici e deglutire. La deglutizione apre le tube mentre la lingua comprime l'aria nella gola. La manovra di Toynbee è utile anche in risalita, perché può aiutare l'aria a uscire dall'orecchio medio. Molti sub la trovano più facile con un piccolo sorso d'acqua o deglutendo con l'erogatore in bocca.
3. Frenzel
Chiudere le narici e chiudere la parte posteriore della gola, come quando ci si sforza di sollevare qualcosa di pesante, poi pronunciare la lettera «k» o spingere verso l'alto la parte posteriore della lingua. La lingua agisce come un pistone e spinge l'aria nelle tube di Eustachio senza usare i polmoni. Gli apneisti la usano perché funziona a qualsiasi profondità, e molti istruttori subacquei, una volta imparata, la considerano più delicata ed efficace della Valsalva.
4. Lowry
Una combinazione di Valsalva e Toynbee: chiudere il naso, poi soffiare delicatamente e deglutire nello stesso momento. Richiede un po' di coordinazione, ma può funzionare quando nessuno dei due metodi da solo basta.
5. Edmonds
Spingere la mandibola in avanti e verso il basso, il che tende i muscoli della gola e aiuta ad aprire le tube, eseguendo contemporaneamente una Valsalva o una Frenzel. Anche piccoli movimenti della testa, inclinando un orecchio verso la superficie, possono aiutare l'orecchio più in alto a compensare.
6. Apertura tubarica volontaria (BTV)
Il metodo senza mani, a volte chiamato con il nome francese béance tubaire volontaire. Il sub contrae i muscoli del palato molle e della gola, come all'inizio di uno sbadiglio, spingendo leggermente in avanti la mandibola: così le tube si aprono senza chiudere il naso né soffiare. Secondo il DAN, fino al 30% circa dei subacquei riesce a padroneggiarla, ma richiede molta pratica.
Un test utile per capire se una tecnica funziona: a terra, una compensazione riuscita produce di solito un leggero «pop», un clic o una sensazione di pienezza in entrambe le orecchie contemporaneamente. Se reagisce un solo orecchio, conviene inclinare la testa in modo che l'orecchio ostinato sia rivolto verso l'alto.
Una routine di discesa che previene la maggior parte dei problemi
La maggior parte delle lesioni all'orecchio nei subacquei si può evitare con una discesa calma e controllata. La routine qui sotto unisce i consigli del DAN e la formazione subacquea standard.
- Iniziare prima dell'immersione. Compensare delicatamente qualche volta mentre ci si prepara e di nuovo in superficie subito prima di scendere. Questo «pre-pressurizza» l'orecchio medio e conferma che entrambe le tube sono aperte.
- Scendere con i piedi in avanti. Il DAN consiglia, quando possibile, di scendere con i piedi in avanti. Con la testa in alto l'aria sale naturalmente verso le tube di Eustachio; scendere a testa in giù rende la compensazione molto più difficile per molti sub.
- Compensare presto e spesso. Il DAN suggerisce di compensare delicatamente ogni pochi piedi nei primi 10-15 piedi (circa 3-5 metri). In pratica molti sub compensano circa ogni mezzo metro-un metro, o a ogni respiro, nei primi 10 metri, e poi ogni volta che si ripresenta una sensazione di pienezza.
- Compensare prima che faccia male. Il fastidio significa che la differenza di pressione si sta già formando. Il dolore è un segnale per fermarsi, non per insistere.
- Controllare la velocità. Una cima di discesa, una cima di ormeggio o un pendio del reef offrono un appiglio e un riferimento visivo della profondità. Una discesa lenta e controllata è molto più delicata per le orecchie di una caduta veloce nel blu.
- Evitare lo yo-yo. Saliscendi ripetuti in acqua bassa significano variazioni di pressione ripetute. Una volta scesi, restare a una profondità costante.
- Attenzione al cappuccio e alla maschera. Un cappuccio stretto può sigillare il condotto uditivo e intrappolare aria all'esterno del timpano; sollevarne il bordo per far entrare l'acqua. Una maschera troppo stretta può rendere difficile chiudere il naso.
Conta anche l'assetto. Un sub sovrazavorrato tende ad affondare più in fretta di quanto le sue orecchie riescano a seguire, mentre un buon assetto neutro rende facile fermarsi a qualsiasi profondità per compensare. Un computer subacqueo che mostra la profondità in tempo reale aiuta anche ad accorgersi di quanto velocemente si sta scendendo.
Quando un orecchio non compensa
Quasi tutti i sub, prima o poi, si trovano con un orecchio ostinato. La risposta è sempre la stessa:
- Interrompere la discesa e fare un segnale al compagno o alla guida (il segnale abituale è indicare l'orecchio).
- Risalire di uno o due metri finché la pressione o il fastidio non diminuiscono. Meno pressione esterna significa che la tuba si apre più facilmente.
- Riprovare con delicatezza, idealmente con un'altra tecnica: passare dalla Valsalva alla Frenzel, deglutire, spingere avanti la mandibola o inclinare l'orecchio bloccato verso la superficie.
- Scendere di nuovo lentamente quando entrambe le orecchie hanno compensato, compensando più spesso di prima.
- Se continua a non compensare, terminare l'immersione. L'indicazione del DAN è semplice: se un sub non riesce a compensare, l'immersione va interrotta. Ci saranno altre immersioni; un timpano danneggiato può voler dire settimane fuori dall'acqua.
Quello che non si deve mai fare è forzare: soffiare forte contro una tuba bloccata o continuare a scendere mentre l'orecchio fa male. La compensazione forzata è una causa riconosciuta di lesioni all'orecchio interno, molto più gravi di un timpano dolorante. Una guida o un istruttore preferirà sempre un sub che torna indietro presto a uno che insiste.
Se un orecchio in particolare dà problemi a ogni immersione, o se compensare è difficile anche a terra, vale la pena far controllare naso e orecchie da un medico. Problemi come una deviazione del setto nasale, polipi nasali o allergie croniche possono restringere i passaggi e spesso si possono curare.
Raffreddori, allergie e decongestionanti
Un raffreddore, una sinusite, una febbre da fieno o un'allergia fanno gonfiare la mucosa del naso e delle tube di Eustachio. Il DAN indica le infezioni delle vie respiratorie superiori, le allergie, il fumo e la deviazione del setto nasale tra le condizioni che possono compromettere la compensazione. Una tuba che si apre facilmente in un giorno di buona salute può restare chiusa quando è infiammata, il che aumenta il rischio di barotrauma dell'orecchio e dei seni paranasali in discesa e di un blocco inverso da aria intrappolata in risalita.
La scelta sicura è non immergersi finché i sintomi non sono passati. In vacanza è una regola frustrante, ma una sola immersione forzata con il raffreddore può costare il resto del viaggio.
I decongestionanti sono una tentazione frequente. La posizione del DAN è prudente: l'effetto del farmaco può svanire durante l'immersione, il che può portare a un blocco inverso in risalita, e i sub non dovrebbero usare decongestionanti prima di immergersi se non li hanno già usati in passato e sanno come reagiscono. L'uso ripetuto di spray nasali da banco può anche causare un «effetto rimbalzo», con una congestione che torna peggiore di prima. Alcuni farmaci provocano inoltre sonnolenza, che sott'acqua non deve esserci. Chi pensa di assumere farmaci per immergersi dovrebbe parlarne prima con un medico.
Per una panoramica più ampia delle condizioni di salute che influiscono sull'immersione, compresi precedenti interventi all'orecchio e timpani perforati, consulta l'autovalutazione di salute e forma fisica «Posso immergermi?».
In risalita: il blocco inverso
In risalita il processo si inverte. L'aria nell'orecchio medio si espande e normalmente esce da sola attraverso la tuba di Eustachio, ed è per questo che raramente i sub devono fare qualcosa per compensare durante la risalita. A volte, però, la tuba non lascia uscire l'aria in espansione. Questo è il blocco inverso: il sub avverte pressione, pienezza o dolore all'orecchio, e talvolta vertigini, quando un orecchio si sfiata e l'altro no. È legato soprattutto alla congestione o a un decongestionante il cui effetto svanisce durante l'immersione.
La reazione giusta è l'opposto del panico:
- Interrompere la risalita e, se necessario, scendere leggermente per ridurre la pressione.
- Provare la manovra di Toynbee (chiudere il naso e deglutire), muovere la mandibola o inclinare l'orecchio interessato verso il basso. Non soffiare contro il naso chiuso, perché aggiunge aria invece di farla uscire.
- Risalire molto lentamente, poco alla volta, lasciando sfiatare l'orecchio.
- Continuare a respirare normalmente per tutto il tempo e tenere d'occhio la riserva d'aria e il computer subacqueo. Trattenere il respiro o correre verso la superficie crea pericoli ben più gravi di un orecchio fastidioso.
La vertigine improvvisa che si presenta quando un orecchio si sfiata prima dell'altro si chiama vertigine alternobarica. Di solito passa nel giro di secondi o minuti, ma è disorientante; tenersi a una cima o al reef e restare vicino al compagno aiuta finché non si attenua. Una vertigine che non passa è un motivo per smettere di immergersi e chiedere un parere medico.
Problemi dell'orecchio esterno, medio e interno
«Mi fa male l'orecchio dopo l'immersione» può voler dire tre cose molto diverse. Sapere quale parte dell'orecchio è coinvolta aiuta a decidere se si può aspettare o se serve un medico già oggi.
Orecchio esterno: l'otite del nuotatore (otite esterna)
Un'infezione del condotto uditivo, il passaggio che si trova all'esterno del timpano. Immersioni ripetute per diversi giorni ammorbidiscono la pelle che riveste il condotto, permettendo ai batteri che normalmente vi vivono di penetrarvi. Di solito si sviluppa nell'arco di uno o due giorni di immersioni, con prurito e poi dolore che peggiora quando si tira o si preme il padiglione auricolare, e a volte secrezioni o udito ovattato. Non è una lesione da pressione. Sciacquare le orecchie con acqua dolce e asciugarle delicatamente dopo l'immersione aiuta; alcuni sub usano gocce essiccanti consigliate da un medico. Una pulizia aggressiva con i cotton fioc può graffiare il condotto e rendere più probabile un'infezione. Una volta che l'infezione si è instaurata, di solito richiede una cura medica e una pausa dalle immersioni.
Barotrauma dell'orecchio medio («schiacciamento dell'orecchio»)
La classica lesione all'orecchio da immersione, descritta da molte fonti come la lesione più comune tra i subacquei. Si verifica quando la pressione dietro il timpano non è equilibrata, di solito in discesa. I sintomi iniziano durante l'immersione: dolore, sensazione di pienezza o di acqua nell'orecchio, udito ovattato e talvolta un po' di sangue dal naso o dall'orecchio. Nei casi più gravi il timpano si rompe; l'acqua fredda che entra nell'orecchio medio può allora provocare una vertigine improvvisa. Gli schiacciamenti lievi spesso si risolvono in pochi giorni, ma qualsiasi orecchio che fa ancora male, sente ovattato o sanguina dovrebbe essere controllato da un medico prima di immergersi di nuovo.
Barotrauma dell'orecchio interno: i segnali d'allarme
L'orecchio interno contiene i delicati organi dell'udito e dell'equilibrio. Grandi differenze di pressione, spesso dovute a una compensazione forzata o a una discesa rapida, possono danneggiarlo. Il DAN ne elenca i segni: vertigini (spesso forti, a volte con nausea e vomito), perdita dell'udito e acufeni (fischi o ronzii nell'orecchio). Questi sintomi possono somigliare a quelli della malattia da decompressione dell'orecchio interno, e solo un medico può distinguerli. Se uno di essi compare dopo un'immersione:
- smettere subito di immergersi;
- non tentare di compensare né soffiarsi il naso con forza;
- rivolgersi rapidamente a un medico, idealmente un medico subacqueo o un otorinolaringoiatra, indicando il profilo dell'immersione.
Le lesioni dell'orecchio interno possono causare una perdita dell'udito permanente, quindi non sono mai qualcosa da far passare con una notte di sonno.
Esercitarsi a terra e lo schiacciamento della maschera
La compensazione si può allenare ovunque. Chiudere il naso e provare delicatamente ogni tecnica davanti a uno specchio, qualche volta al giorno nella settimana prima di un viaggio, sviluppa il controllo muscolare che la rende automatica sott'acqua. Il test di riuscita è semplice: un leggero «pop» o un clic in entrambe le orecchie. Gli esercizi di sbadiglio, masticazione e deglutizione aiutano con la Frenzel e con il metodo senza mani. Nei giorni di immersione, iniziare a compensare delicatamente sulla barca, prima di indossare l'attrezzatura, dà un vantaggio alle tube più pigre.
L'esercizio dovrebbe essere sempre delicato. Soffiare forte più volte può irritare le orecchie a terra proprio come sott'acqua.
Una sensazione simile è lo schiacciamento della maschera. Anche l'aria dentro la maschera si riduce in discesa, tirando la maschera contro il viso. La soluzione è semplice: espirare un po' d'aria dal naso nella maschera di tanto in tanto durante la discesa. I sub che se ne dimenticano possono ritrovarsi con segni rossi intorno agli occhi o piccoli capillari rotti nel bianco degli occhi, che sembrano allarmanti ma di solito scompaiono da soli. Imparare a espirare delicatamente nella maschera va di pari passo con lo svuotamento della maschera, e una maschera che calza bene rende entrambe le cose più facili; la guida alla scelta della maschera da immersione tratta la calzata nel dettaglio.
Per i nuovi sub, la compensazione è una delle prime abilità esercitate in acque confinate durante un'esperienza Discover Scuba Diving o il corso PADI Open Water. Il racconto di cosa si prova davvero imparando a immergersi descrive quelle prime discese dal punto di vista di un principiante, e la guida completa alle immersioni nel Mar Rosso mostra dove mettere in pratica questa abilità.
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Domande frequenti
Perché non riesco a compensare le orecchie in immersione?
I motivi più comuni sono aspettare troppo prima della prima compensazione, scendere troppo in fretta, tube di Eustachio gonfie per un raffreddore, un'allergia o il fumo, e scendere a testa in giù. Quando la differenza di pressione aumenta, i tessuti molli intorno all'apertura delle tube vengono schiacciati e nessuna tecnica riesce più ad aprirle. Bisogna risalire di uno o due metri finché la pressione non diminuisce, riprovare con delicatezza e interrompere l'immersione se l'orecchio continua a non compensare.
Qual è la tecnica di compensazione migliore?
Non esiste una tecnica migliore in assoluto, solo quella che funziona per ciascun sub. La Valsalva (chiudere il naso e soffiare delicatamente) è quella che la maggior parte dei sub impara per prima. Molti sub esperti preferiscono la Frenzel o l'apertura tubarica volontaria senza mani, perché aprono le tube con i muscoli della gola e della mandibola invece che con la pressione dei polmoni, il che è più delicato per l'orecchio interno. Imparare due o tre metodi dà un'alternativa quando uno smette di funzionare.
Ogni quanto bisogna compensare in discesa?
Compensare in superficie prima di scendere, poi circa ogni mezzo metro-un metro, o a ogni respiro, nei primi 10 metri, dove la variazione di pressione è maggiore. Più in basso, continuare a compensare ogni volta che si avverte una sensazione di pienezza. La regola è compensare prima che inizi il fastidio, non dopo.
Ci si può immergere con il raffreddore o con il naso chiuso?
Immergersi con il raffreddore, una sinusite o il naso chiuso è sconsigliato. Le tube di Eustachio congestionate rendono la compensazione difficile o impossibile, aumentano il rischio di barotrauma dell'orecchio e dei seni paranasali e possono intrappolare aria in risalita. Inoltre l'effetto dei decongestionanti può svanire durante l'immersione. La scelta più sicura è rinunciare alle immersioni finché i sintomi non sono completamente passati.
Che cos'è il blocco inverso?
Il blocco inverso si verifica in risalita, quando l'aria in espansione nell'orecchio medio o in un seno paranasale non riesce a uscire, causando pressione, dolore o vertigini. È legato soprattutto alla congestione o a un decongestionante il cui effetto svanisce sott'acqua. La reazione giusta è fermarsi, scendere leggermente per ridurre la pressione e poi risalire molto lentamente, provando la manovra di Toynbee (naso chiuso e deglutizione) o movimenti della mandibola. Mai trattenere il respiro né correre verso la superficie.
È normale avere male alle orecchie dopo un'immersione?
Una lieve sensazione di pienezza che passa nel giro di qualche ora è comune dopo un'immersione con una compensazione difficile. Dolore persistente, udito ovattato, sangue o liquido dall'orecchio, oppure un dolore che peggiora possono indicare un barotrauma dell'orecchio medio o un'infezione del condotto uditivo e vanno fatti controllare da un medico prima di immergersi di nuovo. Vertigini, ronzii alle orecchie o una perdita improvvisa dell'udito dopo un'immersione richiedono assistenza medica urgente.
Come si distingue l'otite del nuotatore dal barotrauma dell'orecchio?
L'otite del nuotatore (otite esterna) è un'infezione del condotto uditivo esterno: di solito si sviluppa nell'arco di uno o due giorni di immersioni ripetute, e l'orecchio fa male quando si tira o si preme il padiglione auricolare. Il barotrauma dell'orecchio è una lesione da pressione dell'orecchio medio: inizia durante l'immersione, di solito in discesa, con dolore, pienezza e udito ovattato. Entrambi richiedono una pausa dalle immersioni, e in entrambi i casi può essere necessario un medico.
Si possono usare i tappi per le orecchie in immersione?
I normali tappi per le orecchie non vanno usati nelle immersioni con le bombole. Intrappolano tra il tappo e il timpano uno spazio d'aria che non si può compensare, e il tappo può essere spinto nel condotto uditivo con l'aumentare della pressione. Tappi subacquei appositamente ventilati e cappucci vengono talvolta usati per ridurre il freddo e le infezioni, ma i normali tappi in schiuma, cera o silicone non devono stare nelle orecchie sott'acqua.